
Packaging e cartotecnica
La cartotecnica che voleva clienti oltre la solita filiera
Una cartotecnica di famiglia della provincia lombarda: progettazione e produzione di packaging, astucci, espositori. Lavoro impeccabile, ma quasi tutto in conto terzi, dentro una filiera dove il cliente finale non sa nemmeno chi ha fatto la sua scatola — e i margini li decide chi sta in mezzo.
L'idea: intercettare i marchi nel momento in cui il packaging diventa un problema loro. Ho cercato i segnali giusti: piccoli brand food e cosmetici che lanciavano una linea nuova, aziende che annunciavano l'ingresso in gdo o l'apertura dell'e-commerce, produttori artigianali cresciuti troppo per il packaging improvvisato.
Le mail partivano sempre dal loro prodotto: il lancio appena annunciato, la confezione attuale che non reggeva la spedizione, l'espositore che mancava in fiera. E una sola proposta: un campione studiato sul loro caso, fatto in casa nostra.
Il campo l'ha detto subito: rispondevano i piccoli marchi in crescita, non le aziende strutturate con l'ufficio acquisti. Ho spostato il tiro lì — è esattamente il tipo di correzione che racconto nel report della sera, con le prove.
I nomi e i dettagli identificativi sono cambiati o trasfigurati; le dinamiche raccontate sono il mio modo di lavorare, e dove ci sono numeri, sono veri.